Desolata
La Processione della Desolata è uno dei riti religiosi più importanti e significativi della Settimana Santa in Puglia e si svolge a Canosa (BT). Il “corteo funebre” del Sabato Santo in passato veniva organizzato e animato dalla Confraternita della Madonna del Rosario ma in seguito al bombardamento del 6 novembre 1943, che distrusse le Chiese di S. Francesco e S. Biagio, la statua della Desolata andò persa. Dieci anni dopo, nel 1953, venne rifatta da alcuni artisti leccesi a cura di un benefattore Giuseppe D’Elia. Il simulacro è ispirato alla tela settecentesca del pittore Giuseppe De Musso di Giovinazzo che raffigura l’Addolorata tra San Filippo Neri e San Sabino, patrono di Canosa di Puglia. La statua è caratterizzata dalla Madonna con addosso l’abito scuro e tra le mani un fazzoletto bianco, una croce e una corona di spine. È seduta vicino alla Croce, quella stessa che le ha portato via il figlio, rinchiuso in un sepolcro; accanto a Lei un Angelo consolatore vestito di bianco che accompagna il suo cammino.
L’elemento più suggestivo che contraddistingue da sempre questa Processione è rappresentato dal coro composto da circa 400 donne vestite di nero, che sono state dirette ininterrottamente da oltre 50 anni dal Maestro Mimmo Masotina, ora dal figlio Ezio, che cantano l’Inno della Desolata, esprimendo all’unisono il loro dolore e il loro cordoglio accompagnate dalle musiche della Banda di Canosa. Impenetrabili allo sguardo di chiunque, si tengono strette l’una all’altra lungo il tragitto della processione, dando il massimo nel canto straziante e lacerante.
Holy Festival Bari
Tattoo
Da moda trasgressiva i tatuaggi sono diventati oggi un vero fenomeno di massa. Sul piede, sulla schiena, sulle braccia...Addirittura sul viso!! Ne vediamo di ogni forma e dimensione, spaventosi o romantici, minimali o ricchi di colori, ma qual'è il significato psicologico dei tatuaggi?
Le ragioni psicologiche che stanno dietro alla scelta di tatuarsi possono essere molto complesse e profonde, dalla base ci potrebbe essere la ricerca della propria identità, il superamento di un momento difficile, l'interiorizzazione di uno particolarmente bello o anche solo un desiderio profondo di comunicazione.
Quella dei tatuaggi è tutt'altro che una moda recente, le origini risalgono agli albori della storia quando gli uomini delle caverne avevano l'abitudine di contrassegnare il proprio corpo con incisioni irreversibili, una tradizione che si è mantenuta ed evoluta in molte civiltà ad ogni latitudine.
Ecco allora che il significato psicologico dei tatuaggi attinge da un'esigenza atavica, può avere significati spirituali, politici, trasgressivi, identitari o puramente decorativi, ma in ogni caso all'origine c'è un'esigenza psicologica ben definita.
Oltre ad essere un bisogno molto personale, il tattoo, è anche e soprattutto un mondo di comunicare con gli altri, un mondo di esprimersi, una richiesta verso l'esterno che può essere colorata e gioiosa oppure violentata e ribelle. Il corpo diventa quindi uno strumento per ottenere visibilità e ascolto, sottolineare il proprio desiderio di unicità e allo stesso tempo la richiesta di essere accolti in un gruppo.
Infrared
Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, l’infinito. – William Blake
Una citazione di un maestro che aveva intuito che è possibile “vedere oltre il visibile”. Pensiamo che esista solo ciò che siamo in grado di individuare, vedere o sentire. La realtà è molto più ampia di quanto i nostri occhi ci permettono di focalizzare.
Entriamo quindi in un territorio di nicchia, in genere poco esplorato dalla fotografia tradizionale: la fotografia agli infrarossi (o fotografia IR). Attraverso la radiazione infrarossa fotografiamo qualcosa che “non vediamo”, alla quale ai nostri occhi non sono sensibili.
Il risultato può essere sorprendente perché conferisce alle scene un’atmosfera inquietante e surreale, in quanto cieli, nuvole, foglie, piante ecc… assumono colori, toni, molto particolari, incisivi ed emozionanti.
La fotografia all’infrarosso consente di guardare la realtà con occhi diversi.
Riti Settennali 2017
Ogni sette anni, a partire dal primo lunedì successivo al 15 agosto e sino alla domenica seguente, a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento, si tengono i tradizionali Riti settennali di penitenza in onore dell'Assunta.
L'ultima manifestazione si è tenuta nell'agosto 2017
Durante la settimana dei Riti i diversi rioni del comune (Croce, Portella, Fontanella e Piazza) si alternano nei cortei dei misteri, vere e proprie scene raffiguranti episodi dell'antico e del nuovo Testamento o inerenti alla vita di Santi o dei principi morali. Ogni rione ne rappresenta alcuni ed ha un proprio coro che durante il corteo canta degli inni alla Vergine.
Il sabato vi è un momento di grande commozione consistente nell'apertura della lastra della nicchia dove è custodita l'antica statua lignea della Madonna Assunta, nel Santuario omonimo.
L'apertura avviene dopo aver inserito tre chiavi in altrettante serrature, ad opera del Sindaco, del Parroco e del decano delle Deputazioni Rionali (Comitati Rionali).
Prima vi è la processione di penitenza del clero e delle associazioni cattoliche, preceduta da una croce nuda. Dal 1960 questa processione è presieduta dal Vescovo Diocesano, il quale vi partecipa in nigris, cioè senza insegne episcopali.
La domenica vi è la processione generale, guidata dal Vescovo e dal Parroco, con la partecipazione del clero, dei misteridei quattro rioni e della popolazione, durante la quale viene portata fra le strade del paese la statua della Madonna, arricchita dall'oro e dagli ex voto offerti dai fedeli nel corso dei secoli.
La scultura viene portata dai sacerdoti sino all'uscio del Santuario, per essere poi successivamente portata per le vie del paese dai cittadini che si sono proposti.
I flagellanti e battenti, uomini incappucciati che si percuotono ripetutamente il petto con delle spugne appuntite, sono l'ultimo "mistero" del Rione Croce, definito "San Girolamo Penitente" Si allontaneranno, singolarmente, per i vicoli del centro storico dopo l'incontro con la Madonna in Piazza; Si ritroveranno, singolarmente, in Via Fontanella per immettersi nel corteo processionale.
Landscapes
Catene
Holy Festival Bari
Pappamusci
A Francavilla Fontana tradizione e fede si fondono nel mistero dei cappucci bianchi.
I pellegrini “PAPPAMUSCI” dal lento incedere danno vita a spettacolari misteri.
Un avvenimento tra i più attesi dell’anno, che porta a rivivere ancor più profondamente la forza delle tradizioni, della storia e della cultura secolare della Puglia.
I "Pappamusci" sono coppie di confratelli della Congregazione del Carmine, che, dalle prime ore pomeridiane del Giovedì Santo, per tutta la notte, fino al tramonto del Venerdì Santo, attraversano il paese scalzi, in un percorso sempre uguale da secoli, in gesto di penitenza, visitando tutte le chiese cittadine e pregando davanti ai sepolcri, dove riposa il Cristo morto. Sono vestiti con una veste bianca semplice o ricamata.
Alla cintura hanno il cingolo, simbolo del sacrificio; sul petto lo scapolare, l'abitino color marrone, segno dell'appartenenza alla Confraternita e privilegio, anzi "Decor Carmeli", proprio del Carmine.
C'è anche il cappello, ad indicare il rispetto e l'ossequio del pellegrino. Tradizione e fede si fondono nel mistero del cappuccio bianco, che nasconde il volto, e per il "bordone", il bastone dei pellegrini ed il tempo è scandito dal lento incedere dei talloni neri di terra e di asfalto.
Nascita di un carro allegorico
I maestri della “scuola sipontina”, con sapienza, estro, passione e determinazione, mettono in forma, nei loro capannoni, spettacolari creature di carta: allegre allegorie delle vicende umane e, al contempo, delle vere e proprie opere d’arte.
E così il paese, nei gironi delle sfilate, si trasforma in un vivace teatro a cielo aperto.
Questa ultima loro creazione rappresenta lo SCIO’ SCIO’, goffo, buffo, malizioso e furbo, curioso e allegro, lo spirito vecchio-bambino più amato dai napoletani e non solo.
Trenodia
Trenodía, progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, è un’opera d’arte che propone di lavorare collettivamente sul pianto per tutto ciò che è in pericolo di vita nel nostro mondo.
Si propone di trasformare la lamentela in pianto rituale, il piagnisteo in altisonante lamentazione collettiva, in forma creatrice e aggregatrice per, come dice Ernesto De Martino, non morire con cio’ che muore. Sarà un pianto per la comunità. Un pianto rituale collettivo, sonoro, rigenerante.
Un corteo come forma d’arte. - rif. https://www.trenodia.it
Ndocciata
La ‘Ndocciata che si svolge in Agnone, centro montano dell’Alto Molise in provincia di Isernia noto per la sua millenaria produzione di campane, è la “tradizione natalizia legata al fuoco” più imponente che si conosca al mondo.
Chi ha avuto la fortuna di assistere a questa spettacolare e suggestiva processione di fiamme e scintille, racconta di una lunga, interminabile emozione poco descrivibile se non vissuta, per l’appunto, dal vivo. L’origine della tradizione del fuoco che “infiamma” la Vigilia di Natale ad Agnone si perde nella notte dei tempi.
Da principio la ‘Ndoccia (fonema dialettale che sta per ”grande torcia”) faceva parte certamente della ritualità pagana legata alla scadenza solstiziale del 21 dicembre. E’ noto infatti l’antico legame che l’uomo ha con il fuoco, ritenuto sin dall’alba della sua comparsa come fonte primaria di vita, elemento fecondatore e purificatore della natura; al pari sono noti agli studiosi i fuochi rituali che dalla Persia alla Normandia, dalla Russia al Galles, gli antichi abitatori dell’Europa e del vicino Oriente accendevano in onore del Dio Sole durante la notte più lunga dell’anno. Anche gli antenati degli attuali abitanti di Agnone, gli Osci e i temibili Sanniti che per secoli contesero a Roma il dominio dell’Italia centro meridionale, erano legati al fuoco, ai suoi significati e alle sue suggestioni.
E’ da questo legame che deriva certamente la tradizione ultra millenaria del fuoco solstiziale che in Agnone, nel cuore dell’Appennino abruzzese-molisano, si è evoluta nella “‘Ndocciata”. Rito dedicato al sole ed al suo ciclo annuale fatto proprio dal cristianesimo e divenuto per questo fuoco in onore al Dio che nasce, al Cristo Luce e Salvatore del mondo. Da documenti scritti si hanno testimonianze di questa tradizione magico-rituale fin dai primi anni dell’ ‘800.
I padri-protagonisti di questa tradizione erano i contadini, un rito agreste dunque colmo di significati simbolici, parte del linguaggio della semplicità contadina. Ad esempio: “Mentre la ‘Ndoccia ardeva” si traevano auspici: se soffiava la “borea” si prevedeva una buona annata, al contrario se tirava il “vento” .
Se schioppettava andava bene, altrettanto se la fiamma era consistente: spari e fuochi, come ci insegna la storia delle tradizioni popolare, sono contro le streghe, considerate un vero e proprio male della società rurale. Anticamente, come oggi, la ‘Ndocciata di Agnone si svolgeva nella tarda serata del 24 Dicembre.
Le maestose fiaccole, infatti, servivano con molta probabilità anche ad illuminare il cammino dei contadini che dalle zone rurali si portavano sino al paese per assistere alla messa natalizia di mezzanotte. Ma in che modo nei tempi più recenti si è arrivati a quello che è oggi la ‘Ndocciata? Negli anni trenta del novecento ancora i contadini solevano sfilare spontaneamente per le vie del centro cittadino con in spalla ognuno la grande torcia fatta spesso con le proprie mani.
Ma il secondo conflitto mondiale portò anche alla fine – o meglio ad una sospensione che rischiava di preannunciarla – di questa antica abitudine. La tradizione fu felicemente ripristinata nei primi anni cinquanta dalla Pro Loco di Agnone che, per incentivare la partecipazione all’iniziativa, organizzò una gara con premi.
Da allora possiamo dire che per la ‘Ndocciata fu un crescendo continuo in imponenza del rito e attaccamento degli Agnonesi ad esso. Oggi il 24 Dicembre è un giorno simbolo della tradizione Agnonese e un appuntamento irrinunciabile per migliaia di turisti che provengono da ogni dove.
Catania
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Corpus Domini e Misteri - Campobasso
Festival internazionale degli aquiloni
Il Festival Internazionale degli Aquiloni di Margherita di Savoia è l'evento più grande del Sud Italia sull'argomento. Ben 2 giorni dedicati alle evoluzioni e agli spettacoli offerti dai variegati aquiloni e dai loro abili maneggiatori. La spiaggia di Margherita di Savoia ospita questa grande Festa degli Aquiloni per il 6° anno consecutivo.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione stabilimenti balneari (Asba) in collaborazione con la “TuttoFoggiaKiteClub”, prevedendo ospiti provenienti da tutta Italia.
Il Festival Internazionale degli Aquiloni ospita delegazioni provenienti da ogni parte del mondo, sia dai paesi europei, sia da paesi provenienti dagli altri continenti.



































































































































































































































































































































































































































































































































































































